L’amicizia ha due ingredienti principali: il primo è la scoperta di ciò che ci rende simili.
E il secondo è il rispetto di ciò che ci fa diversi. (Peanuts)

Storia

1771 Bonne Map of the Guinea Coast of West Africa and the Cape Verde Islands Geographicus Guinea bonne 1771

Esiste una “querelle” intorno alla scoperta delle Isole di Capo Verde, alimentata dall’ipotesi che al momento della scoperta l’arcipelago fosse già abitato, o per lo meno, avesse avuto precedenti contatti con popoli provenienti dalle vicine coste africane. Per alcuni storici le isole erano già note non soltanto a popoli africani come i Jalof, ma anche a greci e geografi arabi. Secondo lo storico Jaime Cortesao le isole erano note a alcuni cartografi “… nelle carte che accompagnano l’opera di Idrisi, figurano alcune isole, una delle quali aveva il nome di Aulil. Secoli piu tardi, il mappamondo di Macias de Viladestes del 1413, che si trova nella Biblioteca Nazionale di Parigi, colloca di fronte al Rio do Ouro, identificato come il Nilo del Ghana, ossia il Senegal, isole di dimensioni e forme uguali, con il nome di isole de Gaderi. Nel mappamondo di Andrea di Bianchi, nel 1448, queste isole compaiano di nuovo con il nome di Dos Hermano”. Per lo storico erano le due isole più orientali dell’arcipelago.

Alvise CadamostoIl primo a segnalare le isole fu il veneziano Alvise De Cá da Mosto nel 1456, durante il suo secondo viaggio al servizio della Corona Portoghese, lungo la costa africana. Tuttavia non gli fu attribuita la scoperta poiché non aveva tale incarico da parte della Corona. L’esistenza delle isole, in particolar modo quelle più vicine al continente, vengono menzionate nel suo diario: Santiago, Maio, Boa Vista e Sal.
Tuttavia il navigatore veneziano << si limita a visitare per un breve periodo Boa Vista e le altre isole da lui riferite nella sua cronaca, sono state appena scorte da lontano, non aveva ricevuto nessun incarico di occupazione o di colonizzazione>>. (Charles Verdlinden, <<Cabo Verde>>, in Dicionário de Historia de Portugal, Vol. I, Ed. Porto, 1971, p.413).

La scoperta delle isole venne ufficialmente attribuita al ligure Antonio de Noli ed al portoghese Diogo Gomes. Nel 1460 il  ligure de Noli, scoprì le prime isole: Santiago, Fogo, Maio, Boa Vista e Sal. Successivamente , nel 1462, Diogo Gomes, scoprì le Isole di Brava, Sao Nicolau, Sao Vicente, Santo Antao, Santa Luzia e gli isolotti Branco e Raso.

Nel quadro della strategia espansionistica del Portogallo, l’arcipelago rappresentava una conquista importante per la corona portoghese, per via della sua collocazione geografica nel crocevia tra l’Europa, l’Africa e l’America. Nell’epoca della ricerca del “nuovo mondo”, Capo Verde si propose come un punto fondamentale di appoggio ai navigatori, acquisendo, dunque, un enorme importanza geostrategica.  Lo storico capoverdiano Daniel Pereira afferma: <<a causa della loro posizione geografica, le isole di Capo Verde sono state chiamate a svolgere fin dall’inizio.... la funzione di piattaforma girevole nell’ambito del rifornimento delle navi di acqua e viveri>>.

Antonio De Noli

Nel 1462 l’Isola di Santiago, la prima ad essere popolata, venne divisa in due feudi: il primo a sud, con sede Ribeira Grande, affidato a Antonio de Noli come premio per la sua scoperta e il secondo, più a nord, affidato a Diogo Afonso, colui che aveva scoperto il secondo gruppo di isole.

I due navigatori, con l’aiuto del regno portoghese, iniziarono il popolamento delle isole di Santiago e Fogo, che offrivano le condizioni più adatte a sviluppare l’agricoltura. Le due isole vennero abitate inizialmente da portoghesi, genovesi, spagnoli, italiani, da alcuni fiamminghi e da neri africani portati dalle coste e dai fiumi della Guinea. In un primo momento, i pochi bianchi residenti reclutarono dal continente africano mano d’opera destinata ai lavori agricoli, all’allevamento, ai lavori domestici e, in genere, a quelli per i quali la durezza del clima avrebbe messo a dura prova la resistenza degli europei.

La localizzazione delle isole fu l’elemento determinante per l’insediamento in un arcipelago, privo di risorse  naturali, con condizioni climatiche difficili e certamente meno attraenti delle Azzorre, di Madeira o delle Canarie, e che , pertanto, non suscitava interesse da parte di eventuali coloni. L’entusiasmo iniziale dei primi stanziamenti, infatti, andò gradualmente scemando a causa della scarsità delle piogge, delle epidemie di malaria e del clima inospitale, inadatto alla coltivazione dei principali prodotti agricoli europei. Nel 1466, con il proposito di incentivare la colonizzazione, Don Afonso V, con la Carta Regia del 12 giugno, concesse una serie di privilegi ai coloni che volevano abitare nell’isola.                                                  

Con lo stesso provvedimento il sovrano concesse, fra gli altri diritti, anche quello di fare commercio e traffico di schiavi su tutta la costa occidentale africana, privilegio fino ad allora riservato alla corona.

Per molto tempo, l’arcipelago godette di un certo dinamismo economico e commerciale. Nell’allora capitale Ribeira Grande (Isola di Santiago), oggi chiamata Cidade Velha, c’era abbondanza d’acqua, che garantiva rifornimento alle imbarcazioni di passaggio, mentre i prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento, come il panno di cotone, abilmente lavorato dagli schiavi, venivano esportati. Per il porto di Ribeira Grande passarono le armate di Vasco da Gama e le caravelle di Cristoforo Colombo; qui si svolgeva una fervente attività mercantile di scambi di merci provenienti dall’Europa, dal Mediterraneo, dal Nord Africa e dall’Oriente, con generi africani, come metalli preziosi e schiavi. Questi ultimi erano destinati principalmente a Lisbona, Antuerpia, Siviglia, e alle Indie di Castella.

Situata vicina alla cosidetta “Costa dos Escravos”, Santiago fu per molto il punto di scalo e di provvigionamento delle navi trasportando schiavi, successivamente, esportati verso l’Europa, in particolar modo Portogallo e Spagna, ma anche nelle Americhe. Durante i primi anni di colonizzazione, gli schiavi rappresentavano la merce di esportazione più importante.

Con l’arrivo di altre potenze coloniali, come la Francia, l’Olanda e l’Inghilterra, la riserva di schiavi della corona rimase circoscritta alla Guinea Bissau e, si assistette al declino generale del commercio e del traffico di schiavi provenienti dall’ arcipelago.

africa cape verde islands old map chart sanson mercator 1683 1734

L’INDIPENDENZA E LE VICENDE STORICHE E POLITICHE CONTEMPORANEE

Postage stamp Cape Verde 1965 Grenadier, 1833La coscienza di essere una realtà specifica e diversa dal Portogallo, che ha motivato in epoca recente il distacco della “madre patria”, era già ben viva prima del periodo che precedette l’indipendenza.

Il XIX secolo fu segnato da grandi agitazioni sociali, dovute all’iniqua distribuzione del reddito, alla presenza delle grandi proprietà fondiarie, all’elevata tassazione e alle spinte alla ribellione sorte in seguito all’abolizione della schiavitù. La prima rivolta risale al 1811 e si verificò precisamente a Santo Antão. I disordini più significativi ebbero avuto luogo tuttavia nell’Isola di Santiago, come accadde nel 1835, e avevano l’obbiettivo di liberare il paese dal dominio dei bianchi e di impadronirsi della città di Praia. Con il diffondersi, in Inghilterra, di idee favorevoli all’abolizione della schiavitù, nelle isole si verificò una netta contrapposizione tra gli affittuari dei terreni agricoli, gli schiavi ed i “padroni”; mentre i primi si ribellavano allo sfruttamento secolare, per i padroni una società senza schiavitù era inconcepibile. Nel 1885, quando viene abolita la schiavitù, gli schiavi censiti in tutte le isole erano 5.182.

Dopo anni di silenzio, nel 1935, nacque il movimento letterario Claridade che, al lirismo che aveva caratterizzato fino allora la letteratura capoverdiana, opponeva il realismo delle problematiche delle Isole. Per i fondatori della Rivista “Claridade”, Capo Verde era una particella del Portogallo dove le condizioni di vita erano umilianti, dove la fame e la miseria distruggevano l’uomo. I giovani raccolti attorno al movimento letterario, spesso di origine portoghese, cominciarono a prendere coscienza di non voler essere “portoghesi nati in Capo Verde”, ma capoverdiani.

I Claridosos assunsero così il ruolo di guida intellettuale e politica non solo verso l’indipendenza cuturale del paese, ma anche verso l’indipendenza politica.

Negli anni ’50 iniziò il processo di lotta di Liberazione Nazionale, con l’obbiettivo di porre fine al colonialismo e rivendicare l’indipendenza politica, culturale e sociale di quella che, prima di essere uno Stato, era già una Nazione.

Amilcar CabralVari intellettuali capoverdiani, in maggioranza studenti a Lisbona, guidati da Amilcar Cabral, cominciarono a riunirsi con altri compagni africani. Il gruppo noto come la “piccola borghesia rivoluzionaria” fondò, nel settembre 1956, in Guinea-Bissau il Partito Africano per l’Indipendenza, il PAIGC. Il partito si proponeva come obbiettivo il diritto all’autodeterminazione, all’indipendenza e all’unità dei due popoli, guineano e capoverdiano. Il leader del partito,Amilcar Cabral, propugnava l’idea che Guinea e Capo Verde dovessero raggiungere l’indipendenza insieme: due popoli uniti nella lotta a formare un unico paese, mentre i suoi compagni, Agostinho Neto e Eduardo Mondlane, si proponevano l’obbiettivo di conquistare, separatamente, l’indipendenza dell’Angola e del Mozambico.

Amilcar Cabral, nato in Bissau da padre capoverdiano, sognava di ottenere l’indipendenza con mezzi pacifici; un’idea che si è rivelata ben presto illusoria, a partire dalla repressione coloniale di Pidgiguity, del 3 agosto 1959, dove si verificò un crudele massacro per reprimere le rivendicazioni dei lavoratori nel porto di Bissau. Da quel momento Cabral cominciò a preparare la lotta armata, con l’adesione dei gruppi rurali, di studenti provenienti dal Portogallo e di soldati infiltrati nell’esercito regolare. La guerriglia iniziò nel 1961. Cabral si ispirava all’ideologia marxista–leninista, sia pure adattata alla realtà africana. Per esempio, secondo Cabral, l’asse portante della rivoluzione non erano i proletari cittadini ma gli agricoltori. Uomo di grande lucidità politica, Cabral cercò di ampliare il consenso internazionale tanto che, nel 1970, venne ricevuto da Papa Giovanni Paolo VI, assieme ad Agostinho Neto e Mondlane.

Nel 1972 pronunciò uno dei suoi discorsi più importanti davanti alla 4ª Commissione dell’Assemblea delle Nazioni Unite (XXVII sezione). In quell’occasione dichiarò che l’obbiettivo più significativo della lotta non era quello di sconfiggere le truppe coloniali, ma di essere in grado di costruire una vita nuova a livello politico, amministrativo, economico, sociale e culturale nelle regioni liberate.

Nonostante gli indiscutibili successi, il leader africano venne assassinato il 20 gennaio del 1973, probabilmente dai suoi stessi connazionali guineani, che non accettavano il predominio di capoverdiani nel partito.

Con la morte di Amilcar Cabral, che aveva creduto nell’unità di Capo Verde con la Guinea-Bissau, s’indebolì un ideale di unità che, in definitiva, non era mai stato accettato fino in fondo dall’opinione pubblica capoverdiana.

Dopo la Seconda Grande Guerra, spinta dai venti indipendentisti che soffiavano nel continente africano, questa resistenza si trasformò in una forma di lotta di liberazione nazionale fatta assieme ai guineense e guidata dal Partito Africano per l’ Indipendenza di Guinea Bissao e di Capo Verde, PAIGC.

1975

Il 5 luglio 1975 nacque la Repubblica delle Isole di Cabo Verde.  

Al momento dell’indipendenza, Capo Verde era la più povera delle colonie portoghesi.

In un paese carente di risorse e di infrastrutture, segnato dall’insularità e dalla carenza di risorse alimentari, l’indipendenza rappresentò senza alcun dubbio uno dei momenti più avventurosi nella storia capoverdiana.

Dal 1975 al 1990 il paese è stato  governato dal PAIGC (Partito Africano dell’Indipendenza della Guinea Bissao e di Capo Verde), forza politica bi-nazionale.

Il PAIGC concepiva la Repubblica come uno stato di democrazia rivoluzionaria, basato sull’unità nazionale e sulla partecipazione collettiva; con l’Assemblea Nazionale Popolare come organo supremo, con il potere di controllare l’applicazione della politica economica, sociale e culturale; il partito assunse il pieno potere come forza politica e classe dirigente della società e dello Stato.

Nel 1980, a seguito del colpo di stato avvenuto in Guinea, i capoverdiani si sentirono liberati dal “fantasma” dell’unità. I dirigenti capoverdiani cambiarono il nome del partito da PAIGC a PAICV (Partito per l’indipendenza di Capo Verde) e misero mano alla ricostruzione del paese.

Il governo del partito unico ha cercato di superare le limitazioni prodotte dall’insularità, dalla siccità, dalla mancanza di infrastrutture, dalla povertà e dall’analfabetismo, e tentato di dare nuove speranze ad un paese che viveva un’economia di sussistenza. In questa fase, definita di “Ricostruzione Nazionale”, il periodo in cui si sono costruite le fondamenta del paese sul piano economico, sociale e politico, gli investimenti venivano per metà destinati ai mezzi rurali, ai trasporti e alle comunicazioni. Le aziende pubbliche, secondo la logica socialista, tendevano a sviluppare i settori strategici, ovverosia i rifornimenti idrici, le telecomunicazioni, e i trasporti aerei, terrestri e marittimi. Gli organismi internazionali hanno creduto negli sforzi del paese e hanno procurato notevoli disponibilità di fondi. Bisogna sottolineare che, in un clima di Guerra Fredda, i governanti capoverdiani, dimostrando una notevole abilità, hanno sfruttato la contesa tra i due blocchi ottenendo aiuti da entrambi.

Nel 1991, in un momento in cui il mondo veniva scosso dai cambiamenti dell’Europa Orientale, simboleggiati dalla caduta del Muro di Berlino, anche a Capo Verde si è verificato il cambiamento che i paesi occidentali, che finanziavano lo sviluppo del paese, avevano a lungo sollecitato. Nonostante il potere fosse concentrato nelle mani di uno stato accentratore, va sottolineato che l’arcipelago è stato avvantaggiato dal fatto di essere rimasto un paese fortemente aperto verso l’esterno. Questo grazie, da un lato, all’importante diaspora che ha mantenuto un forte legame con il paese d’origine, e dall’altro, alla presenza di numerosi studenti universitari che, dopo l’indipendenza, si sono recati in Europa e in America, con borse di studio dei paesi partner nello sviluppo, per completare la loro formazione.

Jose Maria SemedoIl 13 gennaio 1991, nel paese si sono svolte le prime elezioni democratiche aperte ai partiti. Il Movimento per la Democrazia (MPD, partito politico di ispirazione liberale) ottenne  in quella tornata più di due terzi dei voti. La transizione è stata segnata da un grande serenità e senso di responsabilità, e non c’è stato un solo incidente che abbia turbato questo passaggio: un fatto che ha lasciato sorpresa la Comunità Internazionale ed i politologi del mondo intero, in particolar modo quelli africani. Citando le parole di Jose Maria Semedo, <<Cabo Verde e o seu povo nunca conheceram a guerra, nem revolução violenta no territorio. O povo caboverdiano sempre deplorou tudo o que seja guerra ou origine mortandade. Bastaram-lhes as fomes e tudo o que ameaça o sei retorno petrifica o cabo-verdiano>>

Il Governo dell’ MPD, guidato da Carlos Veiga, primo ministro, e Antonio Mascarenhas Presidente, ha rappresentato un importante progresso della democrazia politica ed economica, ed ha permesso al settore privato di guadagnare maggior peso lasciando allo Stato il compito di regolare, e non di gestire l’economia del paese.

Dopo dieci anni, nel 2001 il Governo MPD  è stato sconfitto dal principale partito dell’opposizione, il PAICV. Il Governo del PAICV, guidato da Jose Maria Neves  è stato riconfermato con le elezioni del 2006, ed in questo periodo è cambiato anche il Presidente della Repubblica, che ora è il Comandante Pedro Pires. Si tratta del ritorno al potere del partito che ha guidato il paese per quindici anni dopo l’indipendenza ma, che tuttavia si presenta rinnovato ed in un contesto decisamente democratico.

Le prossime elezione si svolgeranno nel 2016. Nelle ultime elezioni i capo verdiani  hanno eletto per la prima volta nella sua storia un Presidente della Republica cui appartenenza politica è diversa da quella del partito di Governo, dimonstrando il permanente progresso e consolidamento della democrazia.

 

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